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Notizia numero 35 Giudizio di accertamento degli obblighi del terzo ex art. 548 cpc. Natura amministrativa dell'accertamento dei crediti nel concordato preventivo ex art. 160 L.F. alla luce della riforma. Creditori ammessi al voto. (Tribunale di Aosta sentenza del 02.12.2008 Giudice Onorario: Avv. Giuseppe de Filippo)
REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI AOSTA In persona del giudice monocratico, Avv. Giuseppe de Filippo, ha pronunciato la seguente SENTENZA nel procedimento iscritto al n. 1534 del registro generale degli affari civili contenziosi dell’anno 2007 avente ad OGGETTO Accertamento dell’obbligo del terzo ex art. 548 c.p.c. TRA L’Avv. D. A. in proprio, con studio in Pinerolo (TO), Via C. A. n. 23, rappresentato e difeso dall’Avv. D. M., presso lo studio della quale sito in Aosta, Via F. n. 52, elegge domicilio giusta procura a margine all’atto introduttivo Attore CONTRO U. s.r.l. in liquidazione e sottoposta a procedura di concordato preventivo, con sede in Brissogne (AO), in persona del liquidatore pro tempore Ing. R. C., rappresentata e difesa dall’ Avv. E. M. ed elettivamente domiciliata presso lo studio di quest’ultimo in Aosta, alla via T. del L. n. 37, giusta delega in calce alla comparsa di costituzione 19.12.2007 Convenuta CONTRO D. M., residente in Pinerolo (TO), via C. n. 29 Convenuto contumace CONCLUSIONI DELLE PARTI Per l’attore: Voglia l’On.le Tribunale: accertare e dichiarare, nei limiti del credito vantato da esso Avv. A. D. verso il D. M., titolare della ditta E. A., che questi è stato riconosciuto, nella procedura di concordato preventivo della società U. s.r.l. in liquidazione approvato dal Tribunale di Aosta, creditore privilegiato per la somma di € 63.468,16 e creditore chirografo per l’importo di € 1.137,25. Col favore delle spese di giudizio, ivi comprese quelle successive alla pronuncia della sentenza, C.p.a., Iva e rimborso spese generali. Per la convenuta U. s.r.l. in concordato preventivo: Voglia il Tribunale Ill.mo, respingere le domande attoree siccome illegittime, infondate e non provate. Con favore delle spese. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO L’Avv. A. D. a seguito della dichiarazione rilasciata dal liquidatore della società terza pignorata (U. s.r.l.) all’udienza del 12.06.2007 all’interno del procedimento espropriativo presso terzi (R.G. Es. 36/07), chiedeva al G.E. l’instaurazione del giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo ex art. 549 c.p.c.. Il G.E., vista l’istanza di parte, assegnava al creditore procedente termine sino al 30.11.2007 per l’instaurazione del giudizio di accertamento disponendo la sospensione della procedura esecutiva relativamente alla posizione della terza pignorata (U. s.r.l.). In data 12.11.2007 l’Avv. A. D. notificava al debitore esecutato (sig. D. M.) ed alla terza pignorata (U. s.r.l.), atto di citazione ai sensi dell’art. 548 c.p.c., citando i suddetti soggetti all’udienza del 20 dicembre 2007. Alla prima udienza del 20.12.2007 la terza pignorata (U. s.r.l.) si costituiva in giudizio scambiando comparsa di risposta e depositando documenti. Il G.I., verificata la regolarità del contraddittorio, dichiarava la contumacia del debitore esecutato (sig. D. M.) e rinviava la causa al giorno 13.03.08 per il deposito delle memorie ex art. 183 comma VI c.p.c.. Con ordinanza del 20.03.08 il giudice, a scioglimento della riserva assunta all’udienza del 13.03.08, ritenendo che la controversia potesse essere decisa in base agli elementi già acquisiti ed alle risultanze probatorie e documenti offerti dalle parti e, ritenendo che la causa fosse matura per la decisione, fissava udienza di precisazione delle conclusioni per il giorno 15 luglio 2008. A quest’ultima udienza il G.I., fatte precisare le conclusioni dalle parti costituite, tratteneva la causa a decisione con assegnazione dei termini ex art. 190 c.p.c. per il deposito delle memorie conclusionali e relative repliche. MOTIVI DELLA DECISIONE La domanda proposta dall’attore relativamente all’accertamento dell’an e del quantum dovuto dalla società terza pignorata nei confronti del debitore esecutato è infondata e deve perciò essere respinta. In limine, relativamente alle memorie conclusionali depositate da parte attrice e parte convenuta rispettivamente in data 27.10.2008 ed in data 28.10.2008, si precisi che le suddette non possono essere esaminate perchè depositate fuori termine. Infatti, la sospensione dei termini processuali nel periodo feriale di cui all’art. 1 legge 7 ottobre 1969, n. 742 non si applica, come stabilito dall’art. 92 del r.d. 30 gennaio 1941, n. 12 (ordinamento giudiziario), ai procedimenti di opposizione all’esecuzione ed agli atti esecutivi e di opposizione di terzo all’esecuzione, rispettivamente disclipinati dagli artt. 615, 617 e 619 c.p.c., nonchè a quelli di accertamento dell’obbligo del terzo di cui all’art. 548 dello stesso codice (tra tante Cass. Civ. n. 12250 del 25/05/2007, n.2140 del 31/01/2006). Atteso che il giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo pignorato verso il debitore ha per oggetto l’accertamento dell’esistenza del credito di cui alla pretesa esecutiva per come indicata nell’atto di pignoramento e non del rapporto intercorrente tra il debitore esecutato ed il terzo (“themata decidendi” ulteriori - Cass. Civ. n. 320/1990, n. 11403/1992, n. 6667/2003 e Cass. Civ. sez. Un. n. 14831/2002) e che la causa iniziata su istanza del creditore pignorante ex art. 548 c.p.c. in caso di contestata dichiarazione del terzo (fattispecie in esame) concerne l’accertamento del rapporto obbligatorio esistente tra debitore esecutato (E.A. di D. M.) ed il terzo (U. S.r.l. in liquidazione), occorre procedere a brevi cenni sulla normativa del concordato preventivo. La disciplina normativa del concordato preventivo, anche dopo le riforme del 2005, 2006 e 2007, non prevede (a differenza del fallimento, dell’amministrazione straordinaria e liquidazione coatta amministrativa) una specifica fase procedimentale destinata all’accertamento dei crediti concorrenti. Nondimeno, anche nel concordato preventivo, si pone l’esigenza di determinare in qualche modo l’entità e la natura dei crediti alla cui soddisfazione o alla cui ristrutturazione il piano deve essere finalizzato, sia al fine di individuare i soggetti legittimati a votare sulla proposta, sia al fine di quantificare le maggioranze necessarie per l’approvazione del concordato preventivo da parte dei creditori, sia al fine di consentire una non astratta valutazione della fattibilità del piano, sia al fine di dare certezza e stabilità agli adempimenti esecutivi del piano. La legge configura, infatti, tre passaggi successivi, attraverso i quali viene necessariamente formato un elenco dei creditori ammessi al voto con modalità che tendenzialmente garantiscono il contraddittorio tra i tutti i soggetti interessati, ma che danno luogo nel loro complesso ad un accertamento di natura amministrativa e non giurisdizionale, i cui effetti, pertanto, sono limitati alla votazione della proposta ed al calcolo delle maggioranze. Il primo passaggio è costituito dal deposito dell’elenco nominativo dei creditori, con indicazione dei rispettivi crediti e delle cause di prelazione imposto al debitore ai sensi dell’art. 161 L.F.; il secondo passaggio è costituito dalla verifica del suddetto elenco, affidata al commissario giudiziale che deve procedervi “con la scorta delle scritture contabili”, controllando l’esattezza dei dati ed apportando le modifiche necessarie per correggere errori materiali o rimediare ad altre inesattezze ai sensi dell’art. 171, comma I, L.F..; il terzo passaggio, così come previsto dall’art. 176 L.F., è costituito dalla decisione assunta dal giudice delegato, nel corso dell’adunanza dei creditori, in ordine all’ammissione provvisoria dei crediti contestati. Ai sensi dell’art. 175 L.F., nel corso dell’adunanza ciascun creditore ed il debitore possono avanzare contestazioni, attinenti all’esistenza, entità e natura, dei crediti concorrenti; le contestazioni, così come le richieste di ammissione al voto e le repliche dei creditori contestati possono essere accompagnate da elementi probatori di natura documentale, mentre è da escludersi, secondo una dottrina dominante, la possibilità di assumere, per risolvere contestazioni, prove costituende. In ogni caso, contestazioni e repliche non hanno carattere formale, vengono espresse oralmente e su esse il giudice delegato svolge una cognizione sommaria ai fini dell’eventuale ammissione provvisoria. Inoltre, ai sensi dell’art. 174 L.F. alla predetta adunanza possono partecipare anche coloro che, pur non inseriti nell’elenco predisposto dal debitore e verificato dal commissario giudiziale, ritengono di vantare nel confronti del debitore ammesso al concordato crediti che li legittimano a votare la proposta concordataria. Attraverso tali contestazioni e richieste e la discussione che su di esse si apre, l’elenco dei creditori viene sottoposto al contraddittorio dei soggetti interessati. L’art. 176 L.F. affida, infine, al giudice delegato il potere di decidere i contrasti manifestatisi intorno ai crediti inseriti o non inseriti nell’elenco. Tale norma precisa in modo inequivocabile che la funzione delle decisioni assunte dal giudice delegato in ordine all’ammissione o esclusione dei crediti non è quella di accertamento dei crediti concorrenti, ma quella di individuazione dei creditori aventi diritto di voto e dei crediti da prendere in considerazione per il calcolo della maggioranza. Ciò è espresso dalla norma precitata qualificando come “provvisorio” il provvedimento di ammissione al voto (dove la provvisorietà non sta solo a segnalare la possibilità di una rivalutazione da parte del collegio in sede di omologazione, ma anche di inidoneità del provvedimento a compromettere qualsiasi futura decisione sulla sussistenza, entità e natura del credito), specificando che l’ammissione avviene “ ai soli fini del voto e del calcolo delle maggioranze” e precisando che la decisione non pregiudica “le pronunzie definitive sulla sussistenza dei crediti stessi”. Tra queste pronunzie non può certamente annoverarsi quella che chiude il concordato preventivo in caso di omologazione del tribunale (provvedimento oggi reso nella forma del decreto), alla quale rimane estraneo un accertamento dei crediti. Era già pacifico nel vigore della precedente disciplina ante riforma che la sentenza (e tanto più oggi il decreto) di omologazione pur determinando un vincolo definitivo sulla riduzione quantitativa dei crediti non comporta la formazione di un giudicato su esistenza, entità e rango dei crediti (cfr. Corte Appello di Genova 14.04.2004, Tribunale di Roma 27.09.1999, Tribunale di Piacenza 25.11.1997). La prima e più importante conseguenza dell’assenza di un accertamento giurisdizionale ed endoprocedimentale dei crediti ai fini diversi dal voto è che ciascun creditore, ammesso o meno al voto nel concordato preventivo, il quale non sia munito di titolo esecutivo e che veda contestate le proprie ragioni di credito, deve (e può) ottenere l’accertamento attraverso ordinari giudizi di cognizione (eventualmente monitori) da proporre davanti al giudice competente secondo le norme processuali ordinarie. Ciò sia durante la procedura che dopo la sua conclusione positiva con il decreto di omologazione e sia ai fini di prova del credito nel corso del procedimento che ai fini di conseguimento coattivo di quanto spettante in base al concordato preventivo omologato tenuto conto della natura del credito e della eventuale falcidia concordataria. Si rammenta che, ai sensi dell’art. 168 L.F., il divieto sancito di azioni esecutive individuali non impediscono ai creditori di iniziare o continuare giudizi di accertamento finalizzati all’accertamento del proprio credito ed anche alla formazione di un titolo esecutivo. Pertanto, i rapporti tra verifica amministrativa e verifica giurisdizionale dei crediti contestati sono di reciproca autonomia ed è da escludere che la pendenza del giudizio ordinario sia causa di sospensione del giudizio di omologazione o legittimi il creditore contestato ad agire per l’annullamento o risoluzione del concordato preventivo (cfr. Tribunale di Reggio Emilia 11.09.1991). Il meccanismo che consente una qualche, insufficiente, coordinamento tra verifica amministrativa ed accertamento giurisdizionale è costituito dall’accantonamneto previsto attualmente dall’art. 180 ult.c. L.F. e cioè dal deposito delle somme spettanti ai creditori contestati (oltre che condizionali o irreperibili) che il tribunale può disporre con il decreto di omologazione. Parte della giurisprudenza, a cui codesto giudice ritiene di aderire, arriva ad affermare sull’ammissibilità di accantonamenti successivi all’omologazione disposti, rispettivamente, dal tribunale o dal giudice delegato ex artt. 185-136 L.F.; in tal senso il Tribunale di Prato in data 05.12.2005 ha invitato il liquidatore ad informare il giudice delegato dell’esistenza di crediti contestati, condizionali o di creditori irreperibili, in modo tale che il medesimo possa prendere i provvedimenti previsti dall’art. 180 u.c. l.f.. Ancora, il Tribunale di Salerno in data 04.07.2005 ha invitato invece il liquidatore a procedere direttamente all’accantonamento delle somme corrispondenti ai crediti contestati (anche dopo l’omologazione) per importo o natura. In mancanza di accantonamento ed in caso di concordato a carattere liquidatorio e satisfattorio, ove l’accertamento sopravvenga all’avvenuta esecuzione, al creditore non resta altro che esercitare l’azione di risoluzione ex art. 186 l.f. se ancora in termini. Fatte queste doverose premesse, dall’esame del documento n. 5 prodotto da parte attrice emerge che, in sede di adunanza dei creditori del 05.10.2005, il verbale redatto in pari data conteneva l’elenco dei creditori ammessi al voto con indicazione specifica dell’ammontare e della natura dei loro crediti. Nel medesimo verbale, il Commissario Giudiziale ebbe a precisare a pag. 2 che l’inserimento o l’esclusione da detto elenco non implica riconoscimento o disconoscimento del credito in quanto redatto ai soli fini del voto. Nel concordato preventivo non esiste un accertamento del passivo analogo a quello previsto in caso di fallimento, sicchè i crediti vengono anzitutto dichiarati nel loro ammontare e nella loro natura dal debitore attraverso l’inserimento nell’elenco previsto dall’art. 161 l.f., poi verificati ed eventualmente rettificati dal commissario giudiziale ai sensi dell’art. 171 l.f., infine ammessi o esclusi dal voto dal giudice delegato nel corso dell’adunanza. I provvedimenti assunti dal giudico edelegato hanno effetti limitati all’esercizio del voto ed al calcolo delle maggioranza per l’approvazione del concordato preventivo. In forza della precisazione a verbale del commissario giudiziale e del quadro normativo sopra esposto, non può che concludersi che l’inserimento nell’elenco dei creditori del nominativo della Edil A. di D. M. costituisce non un mero accertamento giurisdizionale del credito della ditta individuale sopra citata, ma individuazione dei creditori aventi diritto di voto e dei crediti da prendere in considerazione per il calcolo della maggioranza (avvenuta nella fattispecie in esame: cfr. Doc. 6 fascicolo parte attrice). Anche la successiva comunicazione del commissario giudiziale resa a mezzo lettera in data 18.04.2006 (cfr. Doc. 9 fascicolo parte attrice) deve essere considerata come un accertamento di natura amministrativa e non certo giurisdizionale, così come alcun valore di riconoscimento di debito può essere attribuito alla predetta missiva in quanto proveniente da un soggetto che, all’interno della procedura di concordato preventivo, esercita la funzione di direzione e controllo (si rammenta che ai sensi dell’art. 167 l.f. il debitore conserva l’amministrazione dei suoi beni e l’esercizio dell’impresa sotto la vigilanza del commissario giudiziale ed ai sensi dell’art. 185 l.f. dopo l’omologazione del concordato, il commissario giudiziale ne sorveglia l’adempimento secondo le modalità stabilite nella sentenza di omologazione). In considerazione delle contestazioni formulate dalla U. S.r.l. in liquidazione sia ante deposito della domanda di concordato (cfr. Doc. 2-4 fascicolo U. procedura esecutiva: lettere del 23.11.2004 e 03.02.2005) sia in fase di domanda di ammissione (cfr. Doc. 5 fascicolo procedura esecutiva: il credito della Edil A. veniva inserito tra i crediti contestati), la Edil A. di D. M. avrebbe dovuto (e potuto) ricorrere all’accertamento giursdizionale del proprio credito in contestazione attraverso l’utilizzo di un ordinario giudizio di cognizione. La circostanza che, nel decreto di omolgazione del concordato preventivo, non sia stata previsto l’accantonamento di somme spettanti ai creditori contestati, non può (e non deve) incidere sulla esistenza o meno di un credito in capo al D. M.. Pertanto, allo stato non risulta accertato l’effettiva sussistenza di un credito del sig. D. M. nei confronti della U. s.r.l. in liquidazione, non potendosi attribuire altro valore, se non quello di verifica amministrativa, all’inserimento del nominativo del D. nell’elenco dei crediti allegato al verbale di adunanza dei creditori. Per le motivazioni sopra esposte, la domanda rivolta all’accertamento di crediti del debitore esecutato (E. A.) nei confronti del terzo pignorato (U. s.r.l. in liquidazione) non può essere accolta. Alla luce della complessità in fatto e diritto della questione sottoposta al vaglio di codesto giudice, ricorrono giusti motivi ai sensi dell’art. 92 comma II c.p.c. per compensare totalmente le spese di lite. P.Q.M. Il Tribunale, definitivamente pronunciando, respinta ogni altra domanda, istanza od eccezione, RIGETTA La domanda proposta dall’avv. D. A. in proprio in quanto non risulta accertato l’esistenza di un credito della Edil A. di D. M. nei confronti della U. s.r.l. in liquidazione. Spese di lite totalmente compensate. Aosta, 2 dicembre 2008. Il Giudice Onorario di Tribunale (Avv. Giuseppe de Filippo)





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 Categoria approfondimento: Giudizi di opposizione alle esecuzioni
 
23/12/2008 - autore:
 
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