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Notizia numero 35 Rigetto domanda per devoluzione controversia arbitro rituale. Clausola compromissoria. Sentenza 22.03.2006 Tribunale di Biella Giudce dr. Eleonora Reggiani
n. 2492/04 R.G. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO IL TRIBUNALE DI BIELLA nelle persone dei Signori Magistrati: Dott. Luigi GRIMALDI PRESIDENTE Dott.ssa Paola RAVA GIUDICE Dott.ssa Eleonora REGGIANI GIUDICE REL. ha pronunciato la seguente S E N T E N Z A nella causa civile iscritta al numero indicato in epigrafe avente per oggetto: rapporti societari promossa da Sig. Z elettivamente domiciliato in Biella, via Italia 23, presso lo studio dell’avv. Pietro Magliola, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati Michele L. Savasta Fiore, Simonello Savasta Fiore in virtù di procura speciale a margine della memoria di costituzione in sostituzione di precedente difensore, depositata il 13.01.06 parte attrice nei confronti di sig. X e sig. Y, elettivamente domiciliati in Biella, via Pietro Micca 15, presso lo studio dell’avv. Simona Baù, che li rappresenta e difende unitamente agli avvocati Giacomo Francini e Carlo Pignata in virtù di procura speciale in calce alla comparsa di costituzione e risposta; parte convenuta CONCLUSIONI DELLE PARTI PARTE ATTRICE “Disattesa ogni contraria istanza, eccezione e deduzione, - in via principale e nel merito:previo accertamento di solidale responsabilità dei Sigg. X e Y, residenti a __________, __________ N.___ nel confronti del Sig. Z, per la commissione dei fatti illeciti di cui in premessa, Dirsi tenuti e, per l'effetto, condannarsi i medesimi Sigg. X e Y in via solidale e/o alternativa tra loro, al risarcimento a favore del Sig. Z dei danni patrimoniali e non patrimoniali da questi subiti, nella mísura pari ad Euro 230.000,00, o di quella veríore accertata in corso di causa, oltre interessi e rivalutazione monetaria. - In via istruttoria: si chiede l'ammissione di prova per testi sui seguenti capitoli di prova …omissis…” PARTE CONVENUTA “Voglia l’Ill.mo Tribunale adito, contrariis reiectiis, respingere ogni domanda ex adverso proposta, con vittoria di spese, diritti ed onorari, oltre rimborso spese generali, Cpa ed Iva, come per legge. In via istruttoria …omissis…” SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con atto di citazione ritualmente notificato, sig. Z conveniva in giudizio sigg.ri X e Y, esponendo che, mentre era ancora amministratore unico della Nuova Flaminio Regis s.r.l., i convenuti, soci della medesima, avevano cominciato a ingerirsi nell’amministrazione della società in molteplici modi, violando delle regole che ne disciplinavano la gestione e provocando un vero e proprio demansionamento di fatto dell’attore, in modo tale da costringerlo a dimettersi; che tale condotta aveva cagionato a Z gravi danni (alla professionalità, psicologico-esistenziale e morale), di cui chiedeva il risarcimento. Con comparsa ritualmente notificata si costituivano in giudizio i convenuti esponendo quanto segue: - l’atto di citazione doveva ritenersi nullo, perché la procura al difensore era nulla per indeterminatezza dell’oggetto, posto che quest’ultima era apposta in calce all’atto introduttivo, e faceva riferimento al ‘presente procedimento’, ma era stata rilasciata prima della formazione dell’atto di citazione, sicché al momento in cui era stata rilasciata non c’era alcun procedimento cui fare riferimento; - l’atto di citazione era nullo, perché mancava l’indicazione relativa al numero di fax o dell’indirizzo di posta elettronica presso cui il difensore avrebbe dovuto dichiarare di volere ricevere le comunicazioni e le notificazioni; - l’atto di citazione era nullo perché era indeterminato il termine entro cui i convenuti dovevano notificare la comparsa di risposta; - alla controversia era applicabile il rito del lavoro e non quello societario; - la domanda non era proponibile davanti al tribunale adito, avendo le parti previsto la devoluzione di tale controversia ad arbitri; - la domanda era nulla per indeterminatezza della causa petendi; - la domanda era comunque infondata; - la lite era anzi temeraria. Nella memoria ex art. 6 d.l.vo 5/03, l’attore replicava alle eccezioni sollevate dai convenuti. Nella memoria di replica ex art. 7 comma 1 d.l.vo 5/03, i convenuti ribadivano le eccezione e difese. Nella memoria di replica ex art. 7 comma 2 prima parte, l’attore ribadiva le proprie difese. Nella memoria di replica ex art. 7 comma 2 ultima parte d.l.vo 5/03, i convenuti eccepivano l’inammissibilità di produzioni dell’attore, allegate all’ultima memoria notificata. Seguiva la notifica dell’istanza di fissazione di udienza da parte dell’attore e il deposito di nota ex art. 10 d.l.vo 5/03 da parte dei convenuti. Emesso decreto di fissazione di udienza ex art. 12 d.l.vo 5/03, si costituivano nuovi difensori per l’attore e le parti depositavano memorie conclusionali. Nella memoria conclusionale, i convenuti eccepivano l’inesistenza o in subordine la nullità delle notificazioni eseguite dall’attore a mezzo fax, senza ricorrere all’ufficiale giudiziario, eccependo conseguentemente l’estinzione del giudizio per la mancata notifica dell’istanza di fissazione di udienza o in subordine per la nullità della notifica stessa, che non poteva ritenersi sanata con il deposito delle note ex art. 10 d.l.vo 5/03. All’udienza collegiale le parti, richiamate le conclusioni, procedevano alla discussione orale della causa, all’esito della quale, in applicazione dell’art. 16 comma 5 seconda parte d.l.vo 5/03, veniva depositata la seguente sentenza. MOTIVI DELLA DECISIONE L’ECCEZIONE DI NULLITÀ DELL’ATTO DI CITAZIONE PER DIFETTO DI VALIDA PROCURA AL DIFENSORE L’eccezione, sollevata nella comparsa di costituzione, si fonda sulla rilevata anteriorità della procura alle liti, apposta in calce all’atto di citazione, rispetto all’atto cui accede, circostanza ritenuta causa di nullità per assoluta incertezza in ordine alla riferibilità della procura alla presente vertenza. L’eccezione è infondata e deve pertanto essere respinta. Dalla lettura degli atti si evince con chiarezza che la procura è rilasciata per il presente procedimento (“Io sottoscritto Z delego a rappresentarmi e a difendermi nel presente procedimento …omissis…”). E nessun rilevo assume la circostanza che la data della procura appaia di pochi giorni anteriore alla data dell’atto di citazione, dal momento che la legge non richiede che la procura debba essere necessariamente contestuale (o successiva) all’atto cui si riferisce, essendo per giurisprudenza necessario e sufficiente soltanto che essa sia anteriore alla costituzione della parte (nella specie quindi anteriore alla notificazione degli atti) (tra le tante, Cass. 15.02.00 n. 1705), circostanza senza dubbio nella specie verificata. D’altronde, come ritenuto da attenta giurisprudenza di legittimità, l'apposizione della procura a margine o in calce dell'atto introduttivo della lite, nel provare l'esistenza del rapporto fiduciario tra la parte e il patrono da essa scelto, soddisfa compiutamente il dettato dell'art. 83 c.p.c., la cui ratio risiede nella certezza e nella conoscibilità del potere rappresentativo del difensore, che sostituisce in giudizio la parte, e non nella corrispondenza dell'attività svolta dal difensore all'effettivo volere del rappresentato, la quale attiene esclusivamente al rapporto interno tra difensore e cliente. Ne consegue che, ai fini del valido conferimento di siffatta procura, non è necessario che esso sia contestuale o successivo alla redazione della citazione (così Cass. 26.07.02 n. 11106). L’ECCEZIONE DI NULLITÀ DELL’ATTO DI CITAZIONE PER MANCATA INDICAZIONE DEL NUMERO DI FAX O DELL’INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA Anche tale eccezione è infondata e deve pertanto essere respinta. Com’è noto, l’art. 2 comma 1 lett. b) prevede che nei procedimenti disciplinati secondo il cd. rito societario “la domanda si propone al tribunale mediante citazione contenente: …l’indicazione del numero di fax o l’indirizzo di posta elettronica, presso cui il difensore dichiara di voler ricevere le comunicazioni e le notificazioni nel corso del procedimento”. Non è tuttavia prevista alcuna sanzione per tale omissione, né essa può desumersi dalla disciplina generale di cui all’art. 164 c.p.c., richiamata dall’art. 1 comma 4 d.l.vo cit. Pertanto d’accordo con la dottrina, che si è pronunciata sul punto, la mancanza dell’indicazione del numero di fax o dell’indirizzo di posta elettronica ha come unica conseguenza che le risposte dovranno essere notificate nelle forme ordinarie, in deroga a quanto previsto dal successivo art. 17, comma 1 lett. a) e b) d.l.vo cit., oltre che ai sensi della lett. c), cioè mediante “scambio diretto tra difensori attestato da sottoscrizione per ricevuta sull’originale, apposta anche da parte di collaboratore o addetto allo studio”. L’ECCEZIONE DI NULLITÀ DELL’ATTO DI CITAZIONE PER INDETERMINATEZZA DEL TERMINE ENTRO CUI NOTIFICARE LA COMPARSA DI RISPOSTA Nell’atto di citazione l’attore risulta avere assegnato ai convenuti “termine di giorni sessanta dalla notifica del presente atto di citazione, e cioè sino al 7 gennaio 2005, per notificare al difensore dell’attore comparsa di costituzione e risposta …omissis…”. L’atto di citazione risulta notificato in data 05.11.04. La comparsa di risposta risulta notificata in data 03.01.05. In quest’ultimo atto i convenuti hanno eccepito l’indeterminatezza del termine loro assegnato, tenuto conto che, considerando sessanta giorni dalla notificazione dell’atto di citazione, il termine sarebbe scaduto il 04.01.05, e non il 07.01.05, come indicato in atto di citazione. Anche questa eccezione risulta infondata e deve pertanto essere respinta. Si deve subito precisare che, a differenza del modello ordinario dell’atto di citazione, l’art. 2 d.l.vo 5/03 esclude che l’atto di citazione debba contenere quanto previsto al n. 7 dell’art. 163 c.p.c., richiedendo soltanto “la fissazione di termine al convenuto, non inferiore a sessanta giorni dalla notificazione della citazione, per la notifica al difensore dell’attore della comparsa di risposta”. Inoltre per il caso in cui manchi la fissazione di tale termine o per il caso in cui il termine fissato sia inferiore a sessanta giorni non è prevista alcuna nullità ed anzi lo stesso art. 2 d.l.vo cit. stabilisce che il termine per rispondere è comunque di sessanta giorni. In altre parole, in caso di omissione o di concessione di un termine inferiore, è prevista una integrazione legale ¸ in virtù della quale il termine per notificare la comparsa di risposta è comunque di sessanta giorni dalla notificazione dell’atto di citazione, senza che sia necessario richiedere alcuna pronuncia al giudice. Nel caso di specie, si deve subito rilevare che la dedotta incertezza del termine per la notificazione della comparsa di risposta (04.01.05 oppure 07.01.05) è senza dubbio equiparabile alla mancata indicazione del termine stesso, tenuto conto che non sapere quale termine rispettare è come non avere nessun termine, sicché, operando l’integrazione supra richiamata, deve considerarsi operante il termine legale (04.01.05), che peraltro nella specie risulta ampiamente rispettato, avendo i convenuti notificato la loro comparsa il 03.01.05. L’ECCEZIONE DI INESISTENZA O IN SUBORDINE DI NULLITÀ DELLE NOTIFICAZIONI A MEZZO FAX ESEGUITE DIRETTAMENTE DAL DIFENSORE DELL’ATTORE Nella memoria conclusionale depositata, i convenuti hanno eccepito l’inesistenza o in subordine la nullità delle notificazioni eseguite direttamente dal difensore dell’attore a mezzo fax, senza cioè ricorrere all’ufficiale giudiziario, rilevando la conseguente estinzione del giudizio per mancata notifica (in caso di ritenuta inesistenza della notifica) o in subordine per nullità della notifica dell’istanza di fissazione di udienza. Com’è noto, l’art. 17 comma 1 lett. a) e b) d.l.vo n. 5/03 prevede espressamente che le notificazioni e le comunicazioni tra le parti costituite possano essere effettuate, oltre che a norma degli artt. 136 e ss. c.p.c., anche con la trasmissione via fax ovvero con la trasmissione per posta elettronica, precisando che le trasmissioni tramite fax e per via telematica debbono avvenire nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la trasmissione dei documenti informatici e teletrasmessi. Un primo orientamento della giurisprudenza di merito ha letto la disposizione dell’art. 17 d.l.vo cit. in combinato disposto con la disposizione di cui all'art. 1 comma 4 stesso d.l.vo, a mente della quale "per quanto non diversamente disciplinato dal presente decreto, si applicano le disposizioni del codice di procedura civile, in quanto compatibili", ritenendo di conseguenza applicabile anche i questi casi la disposizione dell’art. 137 c.p.c., che demanda all’ufficiale giudiziario le notificazioni. Posto che lo scambio di atti tra le parti anche nel processo societario deve avvenire nelle forme della notificazione, questo orientamento ritiene che la forma legale della notificazione non può prescindere dal fatto che la stessa sia eseguita dall’organo ad essa deputato, ossia l’ufficiale giudiziario, sicché la notificazione degli atti di parte, operata a mezzo fax direttamente dal difensore, è ritenuta inesistente (così, Trib. Monza, ord. 30.12.04; Trib. Brescia ord. 06.12.05; in alcuni casi per le stesse ragioni la notificazione è ritenuta nulla: cfr. Trib. Trento, decr. 07.02.05). Un’altra giurisprudenza di merito, d’accordo con la migliore dottrina, non ha invece condiviso la lettura dell’art. 17 comma 1 d.l.vo cit., che si è appena riportata, né l’opinione secondo cui le notificazioni a mezzo fax (ovvero a mezzo posta elettronica) debbano ritenersi inesistenti per il solo fatto che siano state eseguite direttamente tra e parti (Trib. L’Aquila decr. 25.03.05 e 30.03.05; Trib. Bari ord. 02.06.05; Trib. Mantova ord. 27.10.05; Trib. Milano ord. 14.12.05 e 24.02.06). Secondo tale orientamento, cui questo Collegio ritiene di dover aderire, la necessità di demandare all’ufficiale giudiziario anche le notificazioni a mezzo fax (o posta elettronica), previste all’at. 17 comma 1 d.l.vo cit., è smentita dalla lettera dell’art. 17 comma 1 d.l.vo cit., che espressamente esprime l’intenzione di dettare una disciplina processuale speciale rispetto a quella ordinaria (“Tutte le notificazioni e le comunicazioni alle parti costituite possono essere fatte, oltre che a norma dell’art. 136 e seguenti del codice di procedura civile: …omissis…”), tenuto conto peraltro che proprio l’art. 137 comma 1 c.p.c. stabilisce che le notificazioni sono eseguite dall’ufficiale giudiziario “quando non è disposto altrimenti”. Ne consegue che l’art. 17 comma 1 d.l.vo cit. intende senz’altro facoltizzare tra i difensori delle parti costituite lo scambio degli atti mediante notificazione diretta a mezzo fax (o posta elettronica). Ovviamente in applicazione dell’art. 17 comma 1 d.l.vo cit. la notificazione diretta è possibile solo tra le parti costituite (non prima della costituzione e non nei confronti delle parti contumaci) ed è subordinata alla “indicazione del numero di fax o dell’indirizzo di posta elettronica presso cui il difensore dichiara di voler ricevere le comunicazioni e le notificazioni nel corso del procedimento” nell’atto di citazione, ai sensi dell’art. 2 comma 1 lett. b), e nella comparsa di risposta, ai sensi dell’art. 4 comma 1 ultima parte. Ne consegue che, se la parte non intende ricevere notificazioni e/o comunicazioni via fax (o a mezzo posta elettronica), è sufficiente che non faccia la sopra descritta dichiarazione (essendo del tutto evidente che la sola indicazione di un numero di fax sull’atto non legittima la controparte ad avvalersi di tale modalità). Nel caso di specie tuttavia i convenuti hanno espressamente dichiarato di voler ricevere le notificazioni degli atti direttamente al numero di fax, che hanno indicato (v. p. 17 comparsa di costituzione e risposta). Non può ritenersi pertanto né inesistente né nulla la notificazione, soltanto perché eseguita direttamente dal difensore. Né assume nella specie rilievo verificare la violazione o meno della “normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione e la trasmissione dei documenti informatici e teletrasmessi”, richiamata dall’art. 17 comma 2 d.l.vo cit.). Gli atti notificati direttamente dal difensore dell’attore risultano tutti seguiti da risposte dei convenuti, che nelle prime difese non hanno eccepito alcunché in ordine alla ritualità o meno delle notificazioni ricevute. Anche a seguito dell’istanza di fissazione di udienza, i convenuti hanno depositato nota ex art. 10 d.l.vo cit. senza eccepire alcunché in proposito, sicché deve ritenersi raggiunto lo scopo della notificazione, in applicazione del disposto dell’art. 156 c.p.c. Non assume alcun rilievo la circostanza che nella nota ex art. 10 d.l.vo 5/03 la parte non può sollevare nuove eccezioni, tenuto conto che tale disposizione deve essere letta unitamente al disposto dell’art. 157 comma 2 c.p.c., con la conseguenza che, per evitare di sanare ogni nullità, la parte interessata deve eccepirla in qualunque difesa successiva all’atto viziato, ivi compresa la nota ex art. 10 d.l.vo cit.. L’ECCEPITA INDETERMINATEZZA DELLA CAUSA PETENDI L’eccezione è infondata, essendo sufficientemente illustrato sin dall’atto introduttivo del giudizio il titolo costituivo della pretesa avanzata. L’attore, socio della Nuova Flaminio Regis s.r.l., ha infatti allegato che gli altri soci, in violazione delle regole di riparto delle competenze nella gestione della società, hanno attuato un vero e proprio demansionamento di fatto dell’attore, inducendolo a presentare le dimissioni da amministratore della società, cagionandogli ingenti danni patrimoniali e non patrimoniali. L’ECCEPITA APPLICABILITÀ DEL RITO DEL LAVORO L’eccezione è senza dubbio infondata, posto che l’attore non ha agito nei confronti della società ma nei confronti degli altri soci, lamentando l’illiceità della condotta di questi ultimi. Come reiteratamente illustrato da parte attrice (v. p. 8 memoria ex art. 6 d.l.vo 5/03; p. 7 e s. memoria attorea ex art. 7 comma 2 ultima parte d.l.vo 5/03; p. 22 e s. memoria conclusionale attorea) la vertenza riguarda rapporti tra soci ed è pertanto attratta al rito societario ex art. 1 comma 1 lett. a) d.l.vo 5/03. L’ECCEZIONE DI COMPROMESSO L’eccezione risulta fondata e deve pertanto essere accolta. È incontestato che l’art. 16 dello statuto sociale, come modificato dall’assemblea del 27.09.04, statuisce che”Qualsiasi controversia dovesse insorgere tra i soci e/o i loro aventi causa, e/o tra i soci e/o i loro aventi causa e la società, in ordine ai diritti disponibili relativi al rapporto sociale sarà rimessa ad un arbitro nominato dal Presidente della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura del luogo in cui avrà sede la società, ad istanza della parte più diligente. La sede dell’arbitrato sarà presso la sede legale della società. L’arbitro deciderà entro centoventi giorni dall’accettazione della nomina in via rituale secondo diritto senza osservanza di forme non imposte dalla legge. Il lodo che egli emetterà, col quale fra l’altro determinerà la ripartizione delle spese di arbitrato fra le parti, avrà forza di legge tra le parti stesse, che ne saranno vincolate. Le decisioni dei soci portanti la modifica della presente clausola arbitrale dovranno essere adottate col metodo assembleare all’unanimità dei soci” Né è controverso che si tratti di una controversia tra soci, essendo sia l’attore che i convenuti soci della Nuova Flaminio Regis s.r.l. Deve altresì ritenersi che l’oggetto del giudizio riguardi diritti inerenti rapporti sociali, posto che l’attore ha fondato le sue pretese sulla dedotta violazione da parte degli altri soci delle regole che disciplinano il riparto delle competenze nella gestione dell’ente. Senza dubbio la materia investe diritti disponibili, trattandosi di una azione volta a far valere il diritto al risarcimento dei danni, allegati dall’attore come da lui subiti in conseguenza della condotta illecita sopra descritta, che per giurisprudenza costante rientra nella libera disponibilità della parte. Non è fondato il rilievo dell’attore, secondo cui la norma statutaria appena richiamata renderebbe facoltativo e non obbligatorio il ricorso all’arbitrato. Dalla lettura della clausola – che è vincolante per tutti i soci ex art. 34 comma 3 d.l.vo 5/03 - si evince con chiarezza che in essa è previsto in via esclusiva – e non concorrente – il solo ricorso alla procedura arbitrale per la definizione delle controversie ivi indicate. Com’è noto, in tema di arbitrato, sia esso rituale o irrituale, stabilire se la controversia debba essere decisa dal giudice o da arbitri non integra una questione di competenza in senso tecnico ma di merito, perché riguarda la validità e l’operatività del compromesso o della clausola compromissoria (da intendersi come patto di rinuncia all’azione giudiziaria e alla giurisdizione dello Stato), con la conseguenza che, anche nell’ipotesi in cui l’eccezione sia stata impropriamente formulata, la sentenza che statuisce sul punto costituisce pur sempre una pronuncia di merito relativa alla proponibilità della domanda (Cass. S.U. 03.08.00 n. 527; Cass. 30.12.03 n. 19865; 03.09.03 n. 12855; 04.06.03 n. 8910; 26.03.03 n. 4478). Deve pertanto essere dichiarata l’improponibilità della domanda proposta da parte attrice, per essere la controversia devoluta ad arbitrato rituale in virtù della clausola compromissoria presente nell’art. 16 dello statuto della Nuova Flaminio Regis s.r.l. LA DOMANDA EX ART. 96 C.P.C. DEI CONVENUTI I convenuti nel costituirsi hanno chiesto la condanna dell’attore ex art. 96 c.p.c. Nelle conclusioni definitive, contenute nella nota ex art. 10 d.l.vo 5/03, tale domanda non è espressa, ma nella memoria conclusionale i convenuti hanno richiamato e illustrato tale richiesta. In assenza di una condotta processuale inequivoca, che dimostri la sopravvenuta perdita di interesse a tale pronuncia, deve pertanto ritenersi che i convenuti non abbiano rinunciato a tale domanda. Essa deve comunque essere rigettata, tenuto conto che i convenuti non hanno fornito né la prova della sussistenza dell’elemento soggettivo di tale responsabilità (mala fede o colpa grave) né la prova del danno subito o del suo ammontare (Cass. 4651/90). LA STATUIZIONE SULLE SPESE Le spese seguono la soccombenza, con la conseguenza che l’attore deve essere condannato al pagamento delle spese processuali sostenute dai convenuti. P.Q.M. il Tribunale di Biella ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione disattesa, definitivamente pronunciando: 1) dichiara l’improponibilità della domanda formulata da parte attrice, per essere la controversia devoluta ad arbitrato rituale in virtù della clausola compromissoria presente nell’art. 16 dello statuto della Nuova Flaminio Regis s.r.l.; 2) dichiara tenuto e condanna l’attore al pagamento delle spese processuali sostenute dai convenuti, che liquida in complessivi euro 5.500,00 (di cui euro 2.436,00 per diritti ed euro 30,00 per spese), oltre 12,5% su diritti ed onorari ex art. 14 t.f., Iva e Cpa; Biella, 22.03.06 Il PRESIDENTE Dott. Luigi Grimaldi IL GIUDICE ESTENSORE Dott.ssa Eleonora Reggiani





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 Categoria approfondimento: Diritto societario
 
20/11/2006 - autore:
 
Commenti
 demansionamento nel pubblico impiego
 www.areagiuridica.com per la libera divulgazione reca recenti interessanti provvedimenti giurisdizionali relativi all'illegittimo demansionamento,estromissione eliminazione di un lavoratore dallo ufficio,condanna datoriale al REINTEGRO esclusivamente nelle mansioni precedentemente svolte,ESEGUITO DALL'UFFICIALE GIUDIZIARIO,ritenuto nullo dal I°giudicante e dal tribunale collegiale i quali reputano necessario il giudizio di ottemperanza,a sentenza passato in giudicato (fra 10-15 anni).
giuliano - 03/05/2008



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